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L’ITALIA PER LA TERZA VOLTA  FUORI DAI MONDIALI DI CALCIO: necessità di una ripartenza cominciando dai movimenti sportivi giovanili

Lettera aperta:

Al Ministro dello Sport
Andrea Abodi

Al Presidente del CONI
Luciano Buonfiglio

Al Presidente della F.I.G.C.
Gabriele Gravina

A seguito dell’uscita dell’Italia dai Mondiali di calcio, appare opportuna e necessaria qualche riflessione.
C’è bisogno senza dubbio di una ripartenza, che andrebbe costruita cominciando proprio da una maggiore considerazione verso i giovani atleti che costituiscono il fulcro di ogni attività sportiva e l’asse portante di ogni risultato agonistico.
Negli ultimi 80 anni nella squadra del Manchester United, in tutte le partite ufficiali, era presente almeno un giocatore proveniente dal vivaio locale.
Ai Mondiali del 2014, la Nazionale tedesca che ha sconfitto il Brasile in casa  7-1, era composta da calciatori dell’età media di 22 anni (circa), che giocavano titolari nella Bundes Liga.
Nel campionato italiano di calcio, le squadre dei principali Club che militano nella serie A, sono composte per circa il 90% da giocatori stranieri .
Le Società e le Federazioni (che già molto si adoperano) dovrebbero aumentare l’interesse nei confronti dei movimenti sportivi giovanili, accompagnando i giovani atleti nello sviluppo della persona e nella formazione sportiva, seguendoli fino al professionismo e garantendo loro continuità di prestazioni ed un inserimento nel mondo del lavoro a fine carriera.
In Italia esistono migliaia di ragazzi che praticano diverse discipline sportive, i quali dopo anni di sacrifici e rinunce, a cominciare dall’età di 15-16 anni, proprio quando  potrebbero fare il salto di qualità,  purtroppo spesso smettono di fare sport oppure proseguono con risultati non corrispondenti alle loro effettive capacità; secondo le stime il 97% dei calciatori giunti all’età di 18-19 anni smettono di giocare.
L’impegno dovrebbe essere comune ed univoco per impartire ai giovani atleti i dovuti insegnamenti e per sviluppare quella sana cultura sportiva che fa dello sport un elemento imprescindibile della crescita psico-fisica delle nostre giovani generazioni; questo il vero spirito dello sport, così come sancito dalla Costituzione e come riconosciuto dai principi generali  della recente Riforma dello Sport.
Premesso quanto sopra, senza sconfinare in facili idealismi, si potrebbero conferire particolari riconoscimenti alle Società ed alle Federazioni che si distinguono per impegno ed attività programmate a favore dei giovani.

In questo senso la Riforma con il D.lgs n.36 del 28.2.2021 (alla quale ho partecipato) già prevede:

Art. 13 comma 3 “l’atto costitutivo delle Società sportive professionistiche prevede altresì che un quota parte degli utili, non inferiore al 10 per cento, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnico-sportiva”

Art. 30 – formazione dei giovani atleti “…..per garantire loro una crescita non solo sportiva ma anche culturale ed educativa nonché una preparazione professionale che favorisca l’accesso all’attività lavorativa anche alla fine della carriera sportiva”

 Art. 31 “premio di formazione tecnica stabilito dalle Federazioni sportive in caso di primo contratto di lavoro sportivo a favore delle Società sportive presso le quali l’atleta ha svolto la propria attività ed in cui ha svolto il proprio percorso di formazione”.

         Per concretizzare e rendere attuabili i principi di cui sopra, si potrebbe introdurre una specifica regolamentazione che preveda:
-aumentare gli incentivi a favore delle società che lavorano sui giovani in tutte le discipline sportive
-prevedere un fondo pubblico destinato al settore giovanile dal quale poter attingere secondo criteri di ripartizione parametrati sui concreti risultati sportivi.

In particolare per il calcio si potrebbe pensare a delle disposizioni che prevedano:
-la presenza nella prima squadra di almeno due giovani cresciuti a livello locale
– la destinazione al settore giovanile di una parte degli investimenti effettuati con la prima squadra;
– la riduzione di almeno il 20% della quota di iscrizione a favore di giovani che dimostrino un rendimento scolastico costante e regolare;
– la costruzione di un percorso formativo e didattico che vada in parallelo con la crescita sportiva garantendo un inserimento nel mondo del lavoro dell’atleta a fine carriera.

Quanto sopra potrebbe costituire una buona premessa, cominciando proprio da una maggiore considerazione dei movimenti sportivi giovanili che costituiscono la base di ogni importante iniziativa sportiva.

Avv. Francesco Persio

(Commissione Governativa Riforma Sport)

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